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Interviste del Direttore - Edoardo Raspelli critico gastronomico e Massimiliano Borgia direttore Festival Giornalismo Alimentare

 

Interviste del Direttore:

Edoardo Raspelli e Massimiliano Borgia

 

L’ultimo DPCM del 24 ottobre, assieme alla delicata e nuova emergenza sanitaria, ha ridisegnato le sorti di tanti settori già messi a dura prova dal lockdown. Tra questi il turismo, gli eventi e le sagre, ma anche la ristorazione, ovvero un giro di affari che si avvicina ai 200 miliardi di euro di fatturato secondo i dati di IstatColdiretti e FIPE.

Moltissime le voci che si rincorrono in questi giorni, soprattutto quelle amare delle proteste che chiedono un confronto immediato per scongiurare la chiusura definitiva di tante attività e la perdita dei posti di lavoro. Argomenti delicati che rientrano in una discussione più ampia, su questi settori e la situazione odierna, fatta con due tra i maggiori esperti: Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico tra i più conosciuti ed apprezzati in Italia; Massimiliano Borgia, giornalista specializzato in ambiente e alimentazione, saggista e direttore del Festival del Giornalismo Alimentare.

Tra le misure quella più criticata è stata la chiusura anticipata alle 18 dei ristoranti, una scelta che già aveva visto mobilitarsi tutto il settore per ottenere lo stop alle 23 durato solo qualche giorno. “Chiudere i ristoranti alle 18 è una pazzia che sfiora la criminalità. Vuol dire obbligare l'Italia a lavorare la metà”.
Commenta così Edoardo Raspelli, con una veemenza che di solito non gli appartiene: “È un provvedimento gravissimo, superfluo, inspiegabile che aggraverà ulteriormente non solo la categoria ma tutta l'economia del nostro Paese. I posti dove in Italia si mangia ovvero ristoranti, trattorie, caffetterie e bar sono da mesi penalizzati dal sempre più massiccio (anche se comprensibilmente inevitabile) lavoro da casa che li ha svuotati, soprattutto nelle grandi città e nelle zone di uffici e fabbriche. Ora quest'altra pessima idea, incomprensibile, senza senso. Abolire il servizio serale vuol dire costringere alla chiusura decine di migliaia di locali, far licenziare centinaia di migliaia di cuochi, sommelier e camerieri. Queste sono le conseguenze dirette, poi ci sono le ricadute sull'indotto… e che indotto! Tutta la produzione agricola ed alimentare italiana avrà gravissime ripercussioni. Già i ristoranti di ogni ordine e grado hanno diminuito vistosamente l'assortimento dei piatti nei loro menu e ridotto le cantine. Sarà ancora peggio d'ora in avanti, almeno fino a fine novembre, per vini, liquori, acque minerali, salumi, formaggi, frutta, verdura, pasticceria... tutto quello che siamo abituati a mangiare per vivere o per il piacere di cibo e bevande”.
Nonostante le difficoltà, in tanti continuano ad investire per rispettare le nuove norme “Continuo a vedere locali (ai più vari livelli) assolutamente attenti, corretti e professionali: prenotazioni online, misurazione della temperatura all'ingresso dei clienti, disinfettanti ovunque, menu digitalizzati, bustine per non mettere sul tavolo le mascherine di ogni cliente, mascherine correttamente indossate da patron e personale, rigoroso distanziamento tra i tavoli e diminuzione dei coperti. Mi auguro proprio che questo governo ci ripensi”.

Un’analisi di Coldiretti Ixè conferma che lo stop ad eventi e sagre non colpisce soltanto le comunità locali, ma anche circa 34mila operatori ambulanti del settore alimentare e gli italiani stessi, che in queste occasioni ogni anno usano acquistare prodotti tipici alimentari.
Nelle mie lezioni nei master di promozione e comunicazione dell’enogastronomia e dei territori sto spiegando agli studenti che non è il momento di fermarsi. Questa pandemia arriva in un periodo storico in cui stavamo già assistendo alla fine di un’epoca e alla nascita di un’era nuova. Nell’informazione, ma in tutta la comunicazione, gli strumenti digitali hanno conquistato tutti, comprese le fasce di età che sembravano più refrattarie. Nuove app, nuove funzionalità, la maggiore familiarità con i social e, soprattutto una più capillare distribuzione delle reti dati, ci hanno fatti trovare nella pandemia molto più pronti al digitale”.
Con queste parole Massimiliano Borgia conferma il trend di innovazione che manifestazioni e ristorazione stanno mettendo in atto in questo periodo delicato: “Abbiamo imparato a parlarci e ad apprendere via webinar. Abbiamo iniziato seriamente a fare la spesa online e il food delivery è definitivamente decollato. In questo quadro, siamo tutti più pronti a stare nella Rete. Ma questo non vuol dire che abbiamo abbandonato la nostra animalità sociale: quando il Covid sarà finalmente sotto controllo e la nostra catena sanitaria sarà finalmente attrezzata per farvi fronte (dai medici di base alle case della salute, fino agli ospedali e alle terapie intensive) torneremo a visitare fiere e sagre: non abbandoneremo più l’attenzione all’igiene e alla profilassi che abbiamo imparato (una lezione positiva) durante questo periodo. Quindi non accetteremo più il simpatico allevatore con la barba che ti serve il formaggio con le mani nude, senza grembiule, da un banchetto sporco. Ma alle fiere ci andremo. Quello che occorre fare oggi è creare l’attesa. Spingere sulla comunicazione web per stabilire un rapporto con il pubblico, di solidarietà e di consiglio (che fiera vorresti?). E poi spiegare, spiegare, spiegare. Approfondire tutto su un territorio e sui prodotti, sulla storia e sulle storie. Ci vogliono investimenti locali in comunicazione. Bisogna metterci a lavorare veri professionisti dell’informazione come i giornalisti freelance, che conoscono la notizia e sanno approfondirla. Il momento dell’improvvisazione è finito come malattia infantile del web. Anche in questo, dopo il Covid ci accorgeremo di avere voltato pagina”.

Gli spunti e le riflessioni sono tanti e noi vogliamo dare pochi ma utili consigli. Per gli eventi, come per la ristorazione, gli strumenti digitali sono e saranno fondamentali per gestire meglio le proprie attività, per trovare nuovi canali di comunicazione e promozione ma soprattutto per incontrare nuovi interlocutori. Investire sui mercati agricoli può aiutare in questo momento l’economia, così come il supporto di professionisti della comunicazione può far raggiungere obbiettivi più concreti. Andare a pranzo fuori quando possibile, oppure acquistare prodotti e piatti con take away e delivery, aiuterà ristoratori ed agricoltori. Tenersi in contatto ed approfondire la conoscenza su territori, cultura e tradizioni aiuterà tutti.

Sì, perché ancora una volta siamo tutti connessi, perché questa emergenza è un problema per ognuno di noi. Affrontiamola insieme!

 

Il Direttore
Alessandro Zarbo

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