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Buone notizie e riflessioni sul mondo del lavoro

 

Le buone notizie ci sono, basta cercarle

 

Inizia una nuova settimana dopo che quella passata ha dato un altro scossone al Paese, riportandoci di fatto nel lockdown con tutti i suoi problemi.

Non volendomi ripetere con le notizie che, ahinoi, aumentano pensieri e stress emotivo degli italiani, mi sono dedicato alla ricerca sugli effetti dell’emergenza e del lockdown nel mondo del lavoro. Parlo di quelle iniziative che possono dimostrare come in situazioni difficili - quella attuale - ci siano singoli o collettivi che promuovono il “fare” ed inventano soluzioni. Queste possono a volte restare solo proposte, ma come ci insegna la storia potrebbero anche essere un nuovo inizio.

 

PROMOZIONE CON OGNI MEZZO

La filiera agroalimentare italiana, soprattutto quella di eccellenza, è messa in ginocchio a causa della chiusura di moltissime attività della ristorazione e del calo di consumi del settore. I piccoli produttori non sono in grado di far sentire la propria voce e spesso non utilizzano i canali della GDO.

Analizzando i dati di questa primavera gli acquisti online di prodotti enogastronomici sfondavano il muro del 40% tra gli italiani. Molte piccole e medie aziende sono quindi corse ai ripari puntando a siti internet più attuali e performanti, per mostrare ai clienti la vera anima dei loro prodotti e conquistarli.

I social e le tante idee frutto dell’inventiva di imprenditori e dipendenti hanno fatto il resto, fornendo immagini e video emozionanti, musica, risate, insomma tutto quello che abbiamo sempre vissuto nelle occasioni dove cibo, vino e tanti altri prodotti siamo andati a cercarli lontano da casa, per passare dei momenti unici che ora sono una parte importante della nostra memoria.

In attesa di riviverli, perché non riaccendere la voglia?

 

LE POTENZIALITÀ DI TAKE AWAY E DELIVERY

Croce e delizia di questo periodo, i due servizi hanno raggiunto numeri impressionanti durante il primo lockdown.

Non possiamo dare torto a chi dice che “non è per tutti”, perché infatti molti prodotti, più spesso dei piatti, non sono assolutamente adatti per essere portati a casa. Ma se pensiamo a questa formula come un sostegno all’attività e sprono per innovare e rinnovare alcuni settori siamo certi di non ricevere smentite.

A Napoli l’Associazione Pizzaiuoli guidati da Sergio Miccù promuove l’iniziativa “Pizza a casa, piacere a domicilio” che vuole incentivare l’aumento del delivery lanciando un messaggio chiaro “Dobbiamo tornare - spiega Miccù - a chiamare la pizza a domicilio, a casa o in ufficio, tornando alle abitudini di una volta e facendolo soprattutto a pranzo, viste le restrizioni imposte dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria”.

A Torino invece una famosa agenzia di organizzazione eventi locale, la ToBe, ne inaugura uno gastronomico e virtuale: “Degustando (at) Home al Golfo Mistico”. Cinque chef di eccellenza, tra cui Marcello Trentini di Magorabin, un bartender e le sonorità di Samuel, frontman dei Subsonica, che daranno vita ad uno show cooking in musica dove i convitati, rigorosamente ognuno a casa propria, riceveranno una box con tutti gli ingredienti per piatti e cocktail da ultimare con i consigli degli esperti in diretta streaming.

 

LO SMART WORKING E L’ECONOMIA

Ne parlano i giornali, spesso come causa delle lamentele di commercianti e ristoratori, ma anche le Università e gli studi economici che sul fenomeno stanno scoprendo peculiarità sconosciute.

Se nel pubblico l’adesione è stata pressoché totale, così come in molte grandi imprese, nelle PMI lo smart working ha avuto successo a metà. Le difficoltà organizzative, un più complicato lavoro di squadra e le non facili comunicazioni sono state le prime critiche, ma con l’incentivo di modernizzazione del sistema azienda le imprese hanno inziato a fare alcune valutazioni sui risparmi portati da questa “nuova normalità”.

Se pensiamo ai costi di trasporto, degli affiti e delle utenze, ad esempio, un articolo di qualche giorno fa su Repubblica cita proprio come le redazioni di molte testate medio-grandi stiano valutando una loro riconversione ibrida incentivando il lavoro da casa.

Altro punto di vista interessante sono le iniziative di promozione portate avanti da diversi comuni delle aree rurali, montane e costiere che solitamente vivono di turismo. L’accoglienza non è infatti dedicata ai vacanzieri ma agli smart worker, richiamati dalle possibilità di vivere questo periodo in comodi ed affascinanti appartamenti sul mare, lago o in mezzo alla natura. Insomma uno scambio tra turisti e lavoratori che in realtà incentiva anche l’economia locale e le sue attività.

 

Queste ed altre notizie, spesso oscurate da quelle in chiave negativa, possono essere utili per riflettere su come potrebbe essere la società del dopo Covid. Ci avete mai pensato?

Il Direttore
Alessandro Zarbo

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