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Châtillon

La città delle cento torri: duemila anni di storia tra Pompeo, partigiani e pasticceri

Alba non è semplicemente la capitale delle Langhe. È una città che ha cambiato pelle molte volte senza mai perdere la sua testa dura: colonia romana, comune medievale irto di torri, repubblica partigiana per ventitré giorni, fabbrica di dolci conosciuta in mezzo mondo. Le sue radici, però, sono ancora più antiche. Sulle rive del torrente Cherasca sorgeva già un villaggio neolitico, e il nome stesso, secondo molti studiosi, viene da una parola celto-ligure che indicava un luogo alto, un’altura.

Roma arriva nel I secolo a.C. Nell’89 a.C. il console Gneo Pompeo Strabone concede ai centri della Gallia Cisalpina il diritto latino, e il villaggio sul Tanaro diventa Alba Pompeia, in onore della famiglia che l’ha promosso. La città cresce ordinata, con il foro, il teatro, i templi e le mura. E dà i natali, secondo la tradizione, a un imperatore: Publio Elvio Pertinace, figlio di un liberto, salito al trono nel 193 d.C. e rimasto in carica meno di tre mesi prima di essere ucciso dai pretoriani. Una parabola breve, ma che gli albesi ricordano con un certo orgoglio.

Il Medioevo è l’epoca che ha disegnato il volto che vediamo oggi. Libero comune dal XII secolo, sempre in lotta con la vicina e rivale Asti, tra il Trecento e il Quattrocento Alba si riempie di torri. Le costruiscono le famiglie nobili, un po’ per difendersi e un po’ per far vedere chi comandava. Ne sorgono così tante che la città si guadagna il soprannome di città dalle cento torri. Oggi ne restano in piedi una decina, e le più alte, come la Torre Sineo, la Torre Bonino e la Torre Astesiano, svettano ancora sopra i tetti del centro. Poi vennero i Marchesi del Monferrato, i Gonzaga, le guerre di successione, e infine, dal 1631, i Savoia.

Il Novecento porta due storie che più diverse non si potrebbe. La prima è quella scritta da Beppe Fenoglio, nato qui nel 1922. Tra il 10 ottobre e il 2 novembre 1944 i partigiani occupano la città e proclamano la breve Repubblica di Alba, poi riconquistata dai nazifascisti. Fenoglio la racconterà con ironia amara ne I ventitré giorni della città di Alba, e poi nel Partigiano Johnny e in Una questione privata, pagine che hanno fatto delle Langhe un paesaggio letterario. Per la Resistenza la città ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La seconda storia profuma di cacao e nocciole. Nel 1946 il pasticcere Pietro Ferrero trasforma il suo laboratorio in un’azienda: in tempi di guerra appena finita, il cioccolato costa troppo, e lui lo allunga con la nocciola delle Langhe. Nasce la Pasta Gianduja, che nel 1964, con il figlio Michele Ferrero, diventerà la Nutella. Da allora Alba è anche la città di uno dei marchi dolciari più famosi al mondo, e la fontana dedicata a Giovanni Ferrero in piazza lo ricorda a chi passa.

Tra vigne, nocciole e tartufi: il territorio albese dove si mangia (e si beve) da re

Alba si trova nel cuore del Piemonte meridionale, in provincia di Cuneo, adagiata sulla riva destra del Tanaro. Da una parte si alzano le colline delle Langhe, dall’altra quelle del Roero. Il paesaggio intorno è un mare di filari e noccioleti che cambia colore a ogni stagione, e dal 2014 i Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Nel 2017 Alba è stata nominata anche Città Creativa UNESCO per la Gastronomia: difficile trovare un riconoscimento più azzeccato.

Il centro storico si gira a piedi, ed è un piacere farlo. La strada principale è la via Maestra, l’attuale via Vittorio Emanuele, piena di negozi, pasticcerie e botteghe di tartufi, che porta dritta a piazza Risorgimento, per tutti piazza Duomo. Qui si affaccia la Cattedrale di San Lorenzo, costruita tra il 1486 e il 1517 per volere del vescovo Andrea Novelli, con la facciata in cotto e un coro ligneo intarsiato che merita una sosta. Accanto c’è il Palazzo Comunale, che custodisce opere di Macrino d’Alba, il più importante pittore del Rinascimento piemontese. Poco lontano la chiesa di San Domenico, gotica, severa, bellissima nella sua semplicità.

Ma una parte di Alba sta sotto i piedi. Con i percorsi di Alba Sotterranea, accompagnati da un archeologo, si scende a pochi metri dal selciato e si ritrovano i resti del teatro, del foro, di un tempio romano e delle torri medievali scomparse. Molti reperti sono esposti al Museo Civico Federico Eusebio, che racconta la città dalla preistoria in avanti.

E poi c’è la tavola, che qui è una cosa seria. Il re indiscusso è il tartufo bianco d’Alba, il Tuber magnatum Pico, che i trifolau cercano di notte nei boschi insieme ai loro cani, custodendo gelosamente i posti buoni. Grattato sui tajarin al burro, sulla carne cruda all’albese o su un semplice uovo al tegamino, è un’esperienza che non si dimentica. Ci sono poi i plin al sugo d’arrosto, il vitello tonnato, il bonèt e i dolci alla Nocciola Piemonte IGP, la Tonda Gentile che ha reso famosa la zona. Da bere, l’imbarazzo della scelta: Barolo e Barbaresco, i due grandi rossi da Nebbiolo, e poi Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba e, tra i bianchi, il Roero Arneis.

Tartufi, vino e rock sotto le stelle: il calendario di Alba che non va mai in letargo

Ad Alba c’è sempre qualcosa da fare, e non solo in autunno. La primavera si apre con il vino, l’estate porta concerti e jazz all’alba, e l’autunno è la stagione del tartufo, che trasforma la città in un palcoscenico internazionale. Ecco gli appuntamenti già segnalati su Sagritaly, seguiti da altri da segnare in agenda.

  • Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba – Dal 10 ottobre al 6 dicembre 2026 il centro storico diventa la capitale mondiale del tartufo. Nasce da un’intuizione dell’albergatore Giacomo Morra, che già nel 1928 capì il potenziale di questo tubero, e oggi riunisce il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, l’Alba Truffle Show con chef stellati, degustazioni di vini delle Langhe, attività per bambini e mostre in tutta la città. Leggi di più su Sagritaly
  • Vinum – Tra fine aprile e inizio maggio (nel 2026 dal 25 aprile al 3 maggio, alla 48ª edizione) Alba diventa la più grande enoteca a cielo aperto d’Italia. Nelle piazze del centro si degustano Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Roero Arneis e Moscato d’Asti, tra incontri con i produttori, laboratori, cene a tema e street food piemontese. Leggi di più su Sagritaly
  • Collisioni Festival – Il festival agrirock che mescola musica, letteratura ed enogastronomia. Nel 2026 si è tenuto tra giugno e luglio in piazza Medford, con artisti italiani e internazionali, da Ben Harper a Fedez, sul palco sotto le stelle delle Langhe. Leggi di più su Sagritaly

A questi si aggiungono altri appuntamenti molto sentiti dagli albesi:

  • Palio degli Asini – La prima domenica di ottobre, durante la Fiera del Tartufo, i nove borghi cittadini si sfidano in piazza Cagnasso con una corsa di asini volutamente sgangherata. È nata nel 1932 per iniziativa di Pinot Gallizio, come sberleffo al Palio di Asti, ricordando quando, nel 1275, gli astigiani corsero il loro palio proprio sotto le mura di Alba per umiliarla. Prima della corsa, una sfilata storica in costume con centinaia di figuranti.
  • Baccanale dei Borghi – A metà ottobre (nel 2026 il 17 e 18) i borghi aprono le loro taverne nel centro storico e accolgono i visitatori con figuranti in costume, piatti della tradizione e vino.
  • Alba Jazz Festival – Dal 9 al 12 luglio 2026, alla XIX edizione, concerti nelle piazze e nei cortili del centro, jam session serali e i suggestivi appuntamenti alle prime luci del giorno.
  • Alba Music Festival – Da ottobre a fine novembre, una rassegna di musica classica con concerti ospitati nelle chiese e nei palazzi storici della città.

Alba è, insomma, molto più della città del tartufo. È una città con una propria, orgogliosa identità: antica e golosa, ribelle e concreta, capace di tenere insieme il foro romano sotto l’asfalto e la fabbrica di dolci più famosa d’Italia. Vale la pena fermarsi, esplorare e lasciarsi sorprendere.

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