
La pitina, originaria della Val Tramontina a nord di Pordenone, è diventata il primo presidio Slow Food friulano agli inizi degli anni 2000. È un perfetto incontro di gusti antichi tra carne (ovina, caprina o un tempo di camoscio e capriolo), spezie, farina di polenta e affumicatura.
Il comune di Tramonti di Sopra (PN), durante la Festa, si trasforma in un grande mercato delle eccellenze enogastronomiche. Si parte dalla pitina e dai presìdi Slow Food regionali e nazionali, fino ai produttori internazionali del mercato della terra.
La Festa offre anche un momento per approfondire i temi del turismo “slow”. Questo turismo si rivolge a chi sceglie destinazioni di nicchia, fuori dai grandi itinerari, per una vacanza autentica. Il programma propone diversi incontri e convegni dedicati al turismo, alle opportunità del territorio e alla via dei sapori friulana.
Slow Food ha rilanciato la Festa della pitina nel 2017. La Pro Loco locale l’aveva ideata nel 1970 per salvaguardare il prodotto tipico e locale. Oggi, in pochi anni, la festa è diventata un importante volano turistico. Fa conoscere il territorio e la Val Tramontina, solcata dal Meduna e ricca di bellissimi paesaggi e sentieri. Dal lago di Redona affiorano i suggestivi ruderi di un antico borgo.
La pitina.
La pitina nasce nel 1800 nella zona di Frassaneit, borgata del comune di Tramonti di Sopra (PN). Nasce dall’esigenza di non sprecare nulla e di conservare la carne di camoscio e capriolo. Gli abitanti tagliavano la carne a coltello e la impastavano con sale, pepe nero, aglio ed erbe. La lavoravano a forma di polpetta e la ricoprivano di farina di polenta per chiudere i pori. Poi la mettevano sul caminetto ad affumicare, per preservarla il più a lungo possibile. Oggi si mangia la pitina cruda, tagliata a fette sottili dopo almeno 30 giorni di stagionatura. È ottima anche cucinata: si può scottarla nell’aceto e servirla con la polenta. Oppure si può rosolarla nel burro e cipolla e aggiungerla nel minestrone di patate. Un’altra variante è prepararla al cjalt, cioè cuocerla nel latte di vacca appena munto.







