La Sagra degli Agrumi di Muravera è un rito che profuma di zagara e di storia. Dal 16 al 19 e poi il 24 e 25 aprile 2026, il Sarrabus smette i panni della quotidianità per indossare quelli preziosi della festa. Non è una semplice fiera, ma un’immersione totale in un’atmosfera sospesa. Il giallo e l’arancio dei frutti diventano il filo conduttore di un racconto comunitario fatto di musica, teatro e folklore. Passeggiando per il centro, l’aria appare densa e agrumata. È un richiamo sensoriale che guida i visitatori verso il cuore dell’identità sarda.
Allo stesso tempo, l’anima della manifestazione trasforma il paese in un museo vivente. Nelle tipiche “cortes”, i portoni si spalancano su cortili fioriti e antiche dimore. Qui l’ospitalità muraverese offre dolci all’arancia e prodotti a km zero. È un gesto antico che unisce chi produce e chi scopre. Tra le mura di pietra si respira la Sardegna più autentica, fatta di generosità e orgoglio. Questo spirito anima anche i grandi concerti serali e le rassegne culturali sparse nel calendario.
Tuttavia, l’emozione più profonda esplode domenica 19 aprile. In questa giornata centrale, via Roma diventa un tappeto di colori e suoni per la grande sfilata. È un mosaico di velluti, broccati e gioielli d’argento che brillano sotto il sole. Il ritmo è dettato dal suono ancestrale delle launeddas. Protagoniste assolute sono le Etnotraccas. Queste maestose architetture itineranti su carri mettono in scena la vita di un tempo con estrema cura. Gesti e vecchi mestieri sembrano prendere vita davanti agli occhi dei presenti.
Tra canti polifonici e danze tradizionali, la sagra celebra la fertilità della terra. È un incontro perfetto dove la musica d’autore e l’ironia dei palchi incontrano la solennità delle radici. Muravera non si limita a esporre i suoi frutti migliori, ma regala un’esperienza di pura bellezza. È, in ultima analisi, un viaggio nel tempo che celebra la rinascita di un territorio unico.
La Redazione
Credits foto: pagina Facebook Comune di Muravera





