Belluno
Belodunum, l’altura luminosa: la storia di Belluno tra vescovi-conti e Serenissima
Belluno non è semplicemente una città di montagna. È un’altura che i Celti, insediati qui insieme ai Veneti già nel V secolo a.C., scelsero di chiamare Belodunum — “altura luminosa” — e che da allora non ha mai smesso di guardare dall’alto la confluenza dei suoi due fiumi. Con Augusto la città entra nell’orbita di Roma come municipium, parte della X Regio Venetia et Histria, ma è nel Medioevo che Belluno costruisce l’identità più singolare: dal X secolo diventa sede di vescovi-conti, figure che uniscono potere spirituale e temporale sotto la protezione degli imperatori di Sassonia, Franconia e Svevia, mentre dall’XI secolo accanto all’autorità vescovile si afferma anche un governo comunale.
Sono secoli di equilibri instabili tra fazioni guelfe e ghibelline, tra fedeltà ai Comuni e sudditanza all’Impero. Proprio da uno di questi conflitti — una guerra con Treviso nel 1196 — nasce quello che gli storici della letteratura considerano il primo documento poetico del nuovo volgare italiano: il Ritmo bellunese, una canzone di vittoria composta per celebrare lo scampato pericolo. Poco dopo è il vescovo Giovanni II, figura bellicosa e accentratrice, a fortificare la città e ad allargarne il dominio sulla pianura circostante, gettando le basi del futuro sviluppo comunale. Tra il 1322 e il 1337 Belluno passa sotto il controllo degli Scaligeri di Verona, prima di conoscere, nel 1404, la svolta che ne segnerà per sempre il volto: l’ingresso nell’orbita della Repubblica di Venezia, sotto la quale resterà per quasi quattro secoli. È a questo lungo periodo — palazzi, logge, piazze costruite sul modello della capitale lagunare — che la città deve il soprannome con cui viene ancora oggi ricordata: la piccola Venezia di montagna.
Un incendio nel 1471 costringe a ricostruire da capo il Duomo, la cui facciata guardava un tempo verso il Piave; la nuova cattedrale sorge a partire dal 1517 e diventa uno dei simboli della città rinascimentale. Con la caduta della Serenissima nel 1797 arrivano prima l’occupazione francese, poi quella austriaca, fino all’annessione al Regno d’Italia. Il Novecento porta con sé la pagina più drammatica: durante la Prima guerra mondiale il Piave diventa linea del fronte dopo la disfatta di Caporetto, e Belluno vive mesi di occupazione austro-ungarica prima della liberazione nel 1918. Proprio in questi anni, nel 1906, nasce in città Dino Buzzati, che diventerà uno dei grandi narratori italiani del Novecento — autore de Il deserto dei Tartari — dopo una vita passata al Corriere della Sera. Due secoli prima, nella centralissima via Mezzaterra, aveva visto la luce Andrea Brustolon, scultore barocco che Honoré de Balzac avrebbe definito il “Michelangelo del legno” per la sua capacità di scolpire il larice con la stessa grazia riservata al marmo.


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Tra il Piave e le Dolomiti: il territorio di una piccola Venezia sospesa tra le montagne
Belluno sorge su un promontorio alla confluenza tra il torrente Ardo e il fiume Piave, incorniciata a nord dal massiccio dello Schiara e dalle Dolomiti Bellunesi — patrimonio UNESCO — e a sud dalle Prealpi venete e dal gruppo del Nevegàl. La provincia, con i suoi 3.678 chilometri quadrati, occupa l’estremo lembo settentrionale del Veneto ed è, di fatto, la provincia italiana più dolomitica in assoluto.
Il cuore più antico della città è Piazza delle Erbe, conosciuta anche come Piazza del Mercato, nucleo urbano che affonda le radici nell’epoca romana e che ancora oggi ospita botteghe e bancarelle. Poco distante, Piazza dei Martiri funziona da salotto cittadino, affacciata su portici e caffè storici. Il potere civico e quello ecclesiastico si leggono ancora oggi nell’architettura: il Palazzo dei Rettori, completato a metà Cinquecento sotto il dominio veneziano, il Palazzo del Comune — che i bellunesi chiamano familiarmente “palazzo rosso” — e la Chiesa di San Pietro, eretta nel 1326 dai frati minori in stile gotico e poi trasformata in chiave barocca. Chi cammina per il centro incontra continuamente questo doppio registro: pietra alpina e decoro veneziano, austerità di montagna e leggerezza lagunare.
A tavola il territorio bellunese racconta la propria anima di confine tra le Alpi e la pianura: i casunziei, ravioli ripieni di spinaci, ricotta e uova conditi con burro fuso e salvia, i canederli di pane arricchiti con speck o formaggio, e il pastin bellunese, impasto di carne suina e bovina speziata cotto alla griglia, servito con polenta. Tra i prodotti a marchio spiccano il fagiolo di Lamon IGP, coltivato esclusivamente nei territori di Lamon e Sovramonte, il formaggio Piave DOP e lo schiz, formaggio di malga dal sapore deciso; tra i vini, Pinot Grigio, Merlot e Cabernet accompagnano ottimamente la cucina di montagna.
Palii, sagre e notti di montagna: il calendario che accende la provincia di Belluno
Nella provincia di Belluno l’estate si accende di appuntamenti che vanno dalla festa di paese al torneo medievale, dal ballo popolare alla notte glamour tra le Dolomiti: un calendario che racconta quanto sia varia l’anima di questo territorio. Ecco una selezione di appuntamenti, tra quelli già segnalati su Sagritaly e altri da tenere d’occhio.
- Festa di Melere – A Trichiana, nel cuore della Valbelluna, la Pro Loco organizza un ritrovo estivo tra musica dal vivo, serate danzanti, tornei sportivi e appuntamenti per bambini, con protagonista assoluta la cucina di montagna: capriolo con polenta, casunziei, gnocchi, cervo e coniglio alla bellunese, accompagnati da formaggi e vini del territorio. Leggi di più su Sagritaly
- Palio di Feltre – Il centro storico di Feltre torna indietro di oltre seicento anni, tra cortei in costume, sbandieratori e tamburi: quattro contrade si sfidano in staffetta, tiro con l’arco, tiro alla fune e nella spettacolare corsa dei cavalli che chiude la manifestazione, tra mercati medievali e la messa solenne del Palio. Leggi di più su Sagritaly
- Cortina Summer Party – All’Agriturismo Jaegerhaus, nel cuore delle Dolomiti ampezzane, una serata all’insegna di musica, DJ set e mondanità di montagna, pensata per chi cerca l’atmosfera glamour di Cortina d’Ampezzo anche fuori dalla stagione sciistica. Leggi di più su Sagritaly
A questi si affiancano decine di feste diffuse nei comuni della provincia: la Festa dell’Orzo di Pedavena, tre giorni dedicati alla birra e alla convivialità, la Sagra dei Per a Bribano di Sedico, la Fiera del Carmine di Selva di Cadore e la Festa in Riva al Lago di Busche di Cesiomaggiore — occasioni semplici e genuine per scoprire la vita di paese lontano dai grandi flussi turistici delle Dolomiti.
Belluno è, insomma, molto più di una porta d’accesso alle piste da sci. È una città con un’identità fiera e stratificata: celtica e veneziana, vescovile e letteraria, capace di custodire sotto le sue montagne un fiume che fu confine di guerra e oggi è solo paesaggio. Vale la pena fermarsi, esplorare e lasciarsi sorprendere.

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