Cosa svelano le sigle del vino?
Quando tre lettere raccontano un intero territorio
Guardando il nome Friuli DOC viene spontaneo pensare a una bottiglia di vino. E in effetti il riferimento è proprio quello: DOC significa Denominazione di Origine Controllata, una sigla che indica che quel vino è legato a uno specifico territorio e deve rispettare determinate regole. Ma a Udine quelle tre lettere hanno preso una strada decisamente più festosa: sono diventate il nome di un appuntamento che porta in piazza sapori, vini, tradizioni e identità friulana. Un gioco di parole perfetto, perché “DOC”, nel linguaggio comune, è diventato anche sinonimo di qualcosa di autentico, genuino, profondamente legato alle proprie origini.
Ma chi mette quelle lettere sulla bottiglia?
Non è il produttore a decidere semplicemente di scrivere DOC o DOCG sull’etichetta. Dietro queste sigle c’è un sistema di tutela che coinvolge Italia ed Europa. In parole semplici, sono le istituzioni a riconoscere e proteggere il legame tra un prodotto e il suo territorio. In Italia il MASAF, il Ministero dell’Agricoltura, si occupa del sistema nazionale delle denominazioni, mentre a livello europeo le denominazioni vengono registrate e tutelate dall’Unione Europea. Ecco perché sulle nostre bottiglie troviamo sigle italiane come DOC, DOCG e IGT, ma queste fanno parte di un sistema europeo più ampio, dove troviamo soprattutto DOP e IGP. Insomma, quelle poche lettere sull’etichetta sono una specie di passaporto del vino: raccontano da dove arriva e quali regole deve rispettare per poter portare quel nome.
DOC, DOCG, IGT: la classifica delle sigle italiane
Qui arriva la curiosità: quante denominazioni abbiamo in Italia? Tantissime. Il nostro Paese conta centinaia di denominazioni vitivinicole riconosciute e il numero può cambiare con nuovi riconoscimenti e aggiornamenti. Le principali sigle tradizionali italiane sono tre: DOCG, DOC e IGT. La DOCG è la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, la DOC è la Denominazione di Origine Controllata e la IGT è l’Indicazione Geografica Tipica. Ma attenzione a non trasformarle in una gara: DOCG non significa automaticamente “più buono” di DOC e DOC non significa automaticamente “migliore” di IGT. Sono semplicemente categorie con regole diverse. E c’è un altro dettaglio interessante: oggi, nel sistema europeo, queste denominazioni sono ricondotte alle categorie DOP e IGP. Quindi sì, dietro una semplice sigla c’è un mondo decisamente più grande di quanto sembri.


Credits foto – in evidenza di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay foto 1 Franz Bachinger da Pixabay Foto 2 kaciya da Pixabay
Quale sigla scegliere per brindare al momento giusto?
E qui veniamo alla domanda più divertente: quale vino scegliere? Per una cena importante o una ricorrenza speciale, si può scegliere un DOCG, magari cercando una denominazione storica e un vino particolarmente adatto al menu. Per una cena tra amici o una festa, un buon DOC offre tantissime possibilità e permette di viaggiare tra territori e vitigni diversi. Per un brunch, un aperitivo o una tavolata informale, anche un IGT può essere una scelta curiosa, soprattutto se si vuole scoprire qualcosa di originale. E per il vino di tutti i giorni? La risposta è molto più semplice: scegli quello che ti piace. La sigla può aiutarti a conoscere la storia e l’origine del vino, ma non può decidere quale bicchiere farà più felici… i tuoi commensali. Perché alla fine il vino non si sceglie soltanto con gli occhi: si sceglie anche con il palato… e qualche volta con la compagnia!
Perché una sigla può diventare una storia?
Forse è proprio questo il bello delle denominazioni: dietro tre lettere apparentemente fredde si nascondono colline, vigneti, persone, tradizioni e ricette tramandate nel tempo. Una DOC non racconta soltanto dove nasce un vino, ma ci invita a scoprire il territorio che lo ha fatto diventare quello che è. Ed è anche per questo che Friuli DOC è un nome così curioso: prende una sigla nata per custodire l’identità di un vino e la trasforma nell’identità di una festa.
Perché in Italia, quando si parla di gusto, il territorio non è mai soltanto un punto sulla mappa:
è qualcosa che si può assaggiare, brindare e condividere.

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