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Bologna

Felsina, Bononia, Bologna: la Dotta che ha insegnato all’Europa a studiare

Bologna non è semplicemente una città universitaria. È una città che da quasi mille anni vive di libri, di discussioni sotto i portici e di tavole imbandite, e che ha costruito la propria identità su una convinzione semplice: il sapere e il buon cibo meritano lo stesso rispetto. Le sue radici però affondano molto più indietro. Qui gli Etruschi fondarono Felsina, uno dei loro centri più importanti a nord dell’Appennino. La leggenda parla di un re, Felsino, e di suo figlio Bono, che le avrebbe dato il nome di Bononia. La storia è più concreta: dopo l’arrivo dei Galli Boi, furono i Romani a fondarvi una colonia nel 189 a.C., lungo il tracciato che sarebbe diventato la Via Emilia.

La data che però ogni bolognese conosce a memoria è il 1088, l’anno a cui la tradizione fa risalire lo Studium, oggi Alma Mater Studiorum, la più antica università del mondo occidentale. Nessun decreto, nessuna cerimonia inaugurale. C’erano maestri come Irnerio, che tornò a studiare i testi del diritto romano, e studenti arrivati da mezza Europa che si riunivano in universitates e pagavano di tasca propria i docenti. Nei secoli da queste aule passarono Francesco Petrarca, Niccolò Copernico e Torquato Tasso. Da qui nasce il primo dei suoi soprannomi, la Dotta.

Tra il XII e il XIII secolo lo skyline cittadino cambiò volto. Le famiglie più potenti fecero a gara nel costruire torri gentilizie, per difendersi e soprattutto per mostrare il proprio prestigio, e la città si guadagnò l’appellativo di la Turrita. Di quella selva di mattoni restano oggi una ventina di esemplari, tra cui le celebri Due Torri: la Torre degli Asinelli, avviata secondo la tradizione nel 1109 e alta circa 97 metri, e la più bassa e inclinata Garisenda, che Dante cita nel XXXI canto dell’Inferno e che oggi è al centro di un imponente cantiere di messa in sicurezza.

Il Comune medievale di Bologna fu anche protagonista di un gesto che all’epoca non aveva quasi precedenti. Nel 1256 il Liber Paradisus sancì il riscatto di quasi seimila servi della gleba, pagati con denaro pubblico e dichiarati liberi, con un preambolo che ancora oggi colpisce per la sua modernità. Pochi anni prima, nel 1249, i bolognesi avevano sconfitto a Fossalta le truppe imperiali e catturato Re Enzo, figlio di Federico II: l’imperatore offrì un riscatto enorme, ma la città non lo liberò mai. Enzo visse prigioniero, per ventitré anni, nel palazzo che ancora oggi porta il suo nome, e lì morì nel 1272.

Dopo la stagione dei Bentivoglio, signori della città per buona parte del Quattrocento, Bologna entrò nel 1506 nello Stato Pontificio, dove rimase fino all’Unità d’Italia. Nel 1530 la Basilica di San Petronio fece da cornice all’incoronazione di Carlo V a imperatore da parte di papa Clemente VII. Intanto l’università continuava a sfornare primati: nel Settecento Laura Bassi fu tra le prime donne in Europa a insegnare in un ateneo, Luigi Galvani studiava l’elettricità animale facendo contrarre le zampe delle rane, e nel 1874 in città nasceva Guglielmo Marconi, il padre della radio.

E la Rossa? Il soprannome ha una doppia anima. C’è il colore caldo dei mattoni e dei tetti, che al tramonto accende l’intero centro storico. E c’è la lunga tradizione politica del Novecento, che ha fatto di Bologna un simbolo nel dibattito italiano del dopoguerra.

credits foto: Foto in evidenza di Daniel Seßler su Unsplash, Foto 1 di Dan Rooney su Unsplash, Foto 2 di Petr Slováček su Unsplash

Portici, torri e tortellini: il territorio della Grassa, tra Reno e Appennino

Bologna sorge dove la pianura padana incontra le prime colline dell’Appennino tosco-emiliano, tra il fiume Reno e il torrente Savena. È una posizione di confine, di passaggio, che ne ha fatto per secoli un crocevia tra nord e centro Italia. Pochi sanno che sotto le sue strade scorre ancora una rete di canali medievali, un tempo al servizio di mulini e filande: dalla piccola finestra di via Piella si affaccia il Canale delle Moline, e per un attimo sembra di essere a Venezia.

Il simbolo più riconoscibile della città, però, sono i portici di Bologna: circa 62 chilometri di gallerie coperte, una quarantina solo nel centro storico, riconosciuti Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021. Il più spettacolare è il portico di San Luca, quasi quattro chilometri e 666 arcate che salgono dalla città al Santuario della Madonna di San Luca, sul Colle della Guardia. Percorrerlo a piedi, magari di buon mattino, è un piccolo rito cittadino.

Il cuore di tutto è Piazza Maggiore, dove si affacciano la Basilica di San Petronio, con la sua facciata rimasta incompiuta e la grande meridiana tracciata sul pavimento da Gian Domenico Cassini, il Palazzo d’Accursio e il Palazzo Re Enzo. A pochi passi la Fontana del Nettuno del Giambologna, che i bolognesi chiamano affettuosamente il Gigante. Poi c’è l’Archiginnasio, antica sede dell’università, con il suo Teatro Anatomico in legno di abete, e il complesso di Santo Stefano, le Sette Chiese, che raccoglie in un’unica piazza secoli di architettura religiosa. Tra via Pescherie Vecchie e via Drapperie si apre invece il Quadrilatero, l’antico mercato medievale: banchi di frutta, botteghe di salumi e pasta fresca, osterie dove un tagliere e un bicchiere di vino sono ancora il modo migliore per passare il tardo pomeriggio.

Appena fuori città il paesaggio cambia. A sud-est si stendono i Gessi Bolognesi, un territorio carsico di grotte, doline e rocce cristalline che dal 2023 fa parte del sito UNESCO dedicato alle evaporiti dell’Appennino settentrionale. Verso ovest, tra le valli del Reno, del Lavino e del Samoggia, i Colli Bolognesi alternano vigneti, borghi e boschi dove in autunno si va a caccia di tartufo bianco.

A tavola Bologna diventa la Grassa, e lo fa con orgoglio. Il re indiscusso è il tortellino, rigorosamente in brodo di cappone, la cui ricetta è stata depositata alla Camera di Commercio nel 1974. Stessa sorte per le tagliatelle al ragù: la misura ufficiale, depositata nel 1972, prevede una larghezza da cotte pari a 1/12.270 dell’altezza della Torre degli Asinelli. Seguono le lasagne verdi, le crescentine fritte, il friggione di cipolle e pomodoro e, naturalmente, la Mortadella Bologna IGP, rosa e profumata, che nel mondo è così famosa da essere chiamata semplicemente Bologna. Per chiudere, una fetta di certosino, il dolce natalizio con miele e canditi, oppure di torta di riso. Nel bicchiere il protagonista è il Pignoletto, vitigno antico dei Colli Bolognesi, mentre verso Imola e Dozza si trova l’Albana, il primo vino bianco italiano ad aver ottenuto la DOCG.

Fiere, calici e tortellini sotto le Due Torri: il calendario vivo di Bologna

Tra i padiglioni di BolognaFiere, le piazze del centro e i borghi della provincia, il calendario bolognese non si ferma mai. Grandi manifestazioni internazionali convivono con feste che celebrano la mortadella e il tortellino, e ogni stagione porta con sé un buon motivo per tornare. Ecco una selezione degli appuntamenti già segnalati su Sagritaly, seguiti da altri da segnare in agenda.

  • Festival del Tortellino – Sotto le volte di Palazzo Re Enzo, nel giorno del patrono San Petronio, gli chef della RistoAssociazione Tour-tlen preparano oltre venti versioni del simbolo della cucina bolognese, dalla ricetta classica in brodo a interpretazioni creative ispirate ad altre città e cucine del mondo. Leggi di più su Sagritaly
  • Mortadella, Please – Il centro di Zola Predosa, sulle colline tra Bologna e Modena, si trasforma in un grande percorso del gusto dedicato alla mortadella, tra degustazioni guidate, show cooking, laboratori, spettacoli e un mercato gastronomico con i produttori del territorio. Ingresso libero. Leggi di più su Sagritaly
  • Baccanale Imola – Per alcune settimane Imola celebra la cucina italiana come patrimonio vivo, tra incontri, eventi gastronomici e iniziative che raccontano tradizioni e contaminazioni: una rassegna storica che ogni anno sceglie un tema diverso per parlare di cibo e cultura. Leggi di più su Sagritaly
  • Monsterland Halloween Festival – L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ospita quello che viene considerato il più grande festival di Halloween d’Europa: una notte intera tra main stage musicali, aree tematiche, scenografie horror e decine di migliaia di partecipanti in maschera. Leggi di più su Sagritaly
  • EIMA International – A BolognaFiere va in scena una delle più importanti esposizioni mondiali di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, con le tecnologie più avanzate del settore e un occhio attento all’innovazione e alla sostenibilità. Leggi di più su Sagritaly
  • Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI – Circa mille vignaioli da tutta Italia, che coltivano, vinificano e imbottigliano in proprio, portano a BolognaFiere le loro etichette: si assaggia e si acquista direttamente dal produttore, ascoltando la storia di ogni bottiglia, tra masterclass e un’area dedicata alla gastronomia. Leggi di più su Sagritaly
  • Slow Wine Fair – L’evento internazionale di Slow Food dedicato al vino “buono, pulito e giusto” riunisce a BolognaFiere oltre mille cantine, tra masterclass, conferenze e la Fiera dell’Amaro, con una giornata aperta anche agli appassionati. Leggi di più su Sagritaly
  • SANA. Naturalmente, Bio. – Il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale porta a BolognaFiere il meglio del food e del beauty bio, vegano e sostenibile, con show cooking, workshop e anteprime dei prodotti che arriveranno presto sulle nostre tavole. Leggi di più su Sagritaly
  • Zola Jazz & Wine – Una rassegna storica che unisce jazz dal vivo e vini del territorio, con i Gessi Bolognesi come scenografia naturale. I concerti coinvolgono Zola Predosa, Casalecchio di Reno e Monte San Pietro, nell’ambito di Bologna Estate. Leggi di più su Sagritaly
  • Pizza Festival Bologna – Piazza della Pace diventa per un weekend la capitale della pizza, con maestri pizzaioli da tutta Italia, forni a legna, varianti classiche e gourmet, birra artigianale e musica. Ingresso gratuito. Leggi di più su Sagritaly
  • Play – Festival del Gioco – Il grande appuntamento per chi ama giochi da tavolo, di ruolo, di carte e di miniature: tornei, workshop, anteprime editoriali e incontri con autori e illustratori riempiono i padiglioni di BolognaFiere. Leggi di più su Sagritaly
  • Indica Sativa – Al DumBO, spazio di rigenerazione urbana nell’ex scalo ferroviario, la fiera di riferimento in Italia per il settore della canapa mette insieme espositori europei, conferenze, workshop, musica e gastronomia a tema. Leggi di più su Sagritaly

A questi si aggiungono appuntamenti che fanno parte della memoria collettiva dei bolognesi:

  • Festa di San Petronio – La città celebra il suo patrono con il tradizionale concerto in Piazza Maggiore, la fiera in via Altabella e un clima di festa che coinvolge tutto il centro storico.
  • Discesa della Madonna di San Luca – Ogni anno, in primavera, l’immagine della Vergine lascia il santuario sul Colle della Guardia e scende in città per una settimana, accolta da processioni e da una partecipazione popolare che dura da secoli.
  • Antica Fiera di Santa Lucia – Sotto il portico dei Servi, in Strada Maggiore, le bancarelle di statuine per il presepe, addobbi, torroni e mistocchine segnano da secoli l’inizio del Natale bolognese.
  • Tartófla – A Savigno, in Valsamoggia, il Festival Internazionale del Tartufo Bianco riempie il borgo di mercati, menù a tema, passeggiate con i cani da tartufo e stand gastronomici.
  • Bologna Children’s Book Fair – Dal 1963 la più importante fiera internazionale dedicata all’editoria per ragazzi porta in città editori, illustratori e autori da tutto il mondo.

Bologna è, insomma, molto più di un piatto di tagliatelle o di una cartolina con le Due Torri. È una città con una propria, orgogliosa identità: colta e popolare, austera nei suoi mattoni rossi e generosa a tavola, antica ma sempre piena di studenti. Vale la pena fermarsi, esplorare e lasciarsi sorprendere.

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