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Giaveno

Il feudo degli abati di San Michele: mille anni di storia all’ombra della Sacra

Giaveno non è semplicemente un paese di montagna alle porte di Torino. È un borgo che per secoli ha avuto come signori dei monaci, che ha ospitato un cardinale principe e che ancora oggi conserva, nel disegno delle sue strade, il ricordo di una cittadella fortificata. Sul nome, come spesso accade, la leggenda corre più veloce della storia. Si racconta che Annibale, sceso dalle Alpi nel 218 a.C., si sia fermato qui esclamando Iam veni, “sono arrivato”. Più prosaicamente, gli studiosi pensano alla famiglia romana dei Gavii, che da Augusta Taurinorum avrebbe costruito in valle una villa rustica, il Vicus Gavensis. I reperti trovati vicino al santuario della Madonna del Bussone confermano che la zona era abitata già in età romana.

Anche Carlo Magno è passato di qui. Nel 773, secondo la Cronaca di Novalesa, l’esercito franco aggirò le Chiuse longobarde della Val di Susa scendendo proprio verso la Val Sangone, e colse di sorpresa le truppe di re Desiderio.

La svolta arriva nel 1103, quando il conte Umberto II di Savoia dona Giaveno e la sua valle all’Abbazia di San Michele della Chiusa, la futura Sacra di San Michele che domina dall’alto il crinale. Il possesso non fu tranquillo: nel 1195 Federico Barbarossa tolse il feudo ai monaci per consegnarlo al vescovo di Torino, e solo nel 1209 Tommaso I di Savoia lo restituì agli abati. Da quel momento Giaveno diventa a tutti gli effetti la capitale temporale dell’abbazia. Nel 1279 i benedettini costruiscono il castello, e nel 1347 l’abate Rodolfo di Mombello ordina di villam iavenni murare: una cinta alta circa sei metri, scandita da cinque torri circolari. Il perimetro di quella cittadella abbaziale si legge ancora oggi camminando nel centro storico.

Il personaggio che ha lasciato il segno più visibile, però, è il cardinale Maurizio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I, nominato abate commendatario di San Michele nel 1611 e quindi signore di Giaveno. Amava questo paese, ne lodava l’aria salubre e la mitezza della gente, e tra il 1620 e il 1625 trasformò il vecchio castello in una residenza di delizia, con giardini all’italiana, viali alberati e un grande parco lungo il torrente Ollasio. All’ingresso fece collocare nel 1622 il Mascherone, una fontana in travertino dalla bocca spalancata scolpita da Giacomo Fontana, che oggi è diventato un simbolo della città. Sempre a lui si deve la nascita della Collegiata di San Lorenzo, legata all’arrivo delle reliquie di Sant’Antero, papa e compatrono di Giaveno.

Il Seicento, però, non fu solo feste e giardini. Nel 1630 arrivarono le truppe francesi e, insieme, la peste, che decimò la popolazione: la chiesa di San Rocco nacque proprio da un voto fatto in quei mesi terribili. Nel 1691 gli uomini del generale Catinat saccheggiarono e incendiarono il castello, e bisognò attendere la liberazione di Torino del 1706 perché la valle ritrovasse un po’ di pace. Nell’Ottocento Giaveno cresce come centro di artigiani, mulini e cartiere, sfruttando la forza dell’acqua che scende dai monti.

Poi il Novecento, con la sua pagina più dura. Tra il 1943 e il 1945 la Val Sangone fu una delle culle della Resistenza piemontese, e il paese pagò un prezzo altissimo: nel novembre 1944 quattordici partigiani furono fucilati in piazza San Lorenzo. Nel 1997 il Presidente della Repubblica ha conferito a Giaveno la Medaglia d’Argento al Valor Militare, e l’Ecomuseo della Resistenza custodisce ancora oggi quella memoria.

credits foto: pagina Facebook del Comune di Giaveno, foto di Liliana Goncean

Tra boschi, mulini e porcini: il territorio della Val Sangone da scoprire con calma

Giaveno si trova a una trentina di chilometri da Torino, nel punto in cui la pianura si arrende alle prime montagne. È il centro principale della Val Sangone, una valle raccolta, verdissima, attraversata dal torrente Sangone e dai suoi affluenti, con boschi di castagni e faggi che salgono fino ai crinali. Alle spalle del paese i colli collegano la valle alla Val di Susa, e dal Colle Braida si arriva in pochi tornanti ai piedi della Sacra di San Michele. Più in alto, le borgate di montagna e la Punta Aquila regalano sentieri per ogni gamba, cascate nascoste come la Goja del Pis e panorami che nelle giornate limpide abbracciano tutta la pianura torinese.

Il centro storico conserva la forma della vecchia cittadella. Qui si incontra la Collegiata di San Lorenzo Martire, il monumento più importante di Giaveno, ricca di affreschi, stucchi e opere d’arte. Poco lontano c’è Palazzo Marchini, per quasi quattro secoli dimora della nobile famiglia Molines e oggi sede del Municipio, con davanti la fontana del Mascherone. Da non perdere la Torre dell’Orologio settecentesca, la chiesa di San Rocco e, appena fuori dall’abitato, il santuario di Nostra Signora di Lourdes in frazione Selvaggio, con la sua cupola alta oltre trenta metri. Sparsi tra le frazioni resistono gli antichi mulini ad acqua (il Mulin du Detu, il Mulin du Citu, il Mulino della Bernardina) che raccontano un passato fatto di grano, farina e lavoro.

Ed è proprio dalla farina che comincia il discorso a tavola. Giaveno si fregia del titolo di Città del Buon Pane, e non è un modo di dire. I forni artigianali sfornano ogni giorno i formati tradizionali riconosciuti dalla De.C.O. comunale: la biova, la micca, la mezzana e lo stirotto. La biova, croccante fuori e morbida dentro, è perfetta per la sòma d’aj, la fetta sfregata con aglio e condita con olio e sale. Poi ci sono i grissini, anch’essi De.C.O., con lo stirato torinese e il rubatà: qualcuno li tira ancora a mano, fino a lunghezze che sfiorano i due metri.

L’altro grande orgoglio sono i funghi porcini. Il mercato dei funghi di Giaveno è documentato già nel 1628, e ancora oggi, da fine estate all’autunno, i boulajour, i cercatori e venditori esperti, portano in piazza porcini, gallinacci e il pregiato ovolo reale. Non a caso Giaveno viene chiamata la capitale del fungo e ospita perfino un piccolo Museo del Fungo. Il resto della dispensa parla di montagna: il Cevrin di Coazze, formaggio misto vaccino e caprino tutelato come Presidio Slow Food, tome, tomini e ricotte degli alpeggi, miele di castagno e di acacia, e la focaccia di Giaveno, una soffice brioche legata alla festa dell’Epifania. Chiudono il quadro i piccoli dolci della tradizione piemontese, dai baci di dama alle paste di meliga.

Pane, porcini e luci d’inverno: il calendario vivo di Giaveno

Per essere una cittadina di sedicimila abitanti, Giaveno ha un calendario sorprendentemente fitto. Ogni stagione ha la sua festa, e quasi tutte ruotano attorno a due cose: la tavola e la voglia di stare in piazza insieme. Ecco gli appuntamenti già segnalati su Sagritaly, seguiti da altri da segnare in agenda.

  • Fungo in Festa, Fiera Nazionale del Fungo Porcino – Il grande appuntamento autunnale di Giaveno, con oltre quarant’anni di storia alle spalle. Nelle piazze Molines e Mautino si mangiano funghi fritti e piatti a base di porcini, mentre tra mostre micologiche e fotografiche, cooking show con chef affermati, incontri con gli esperti e il Bosco Incantato per i più piccoli si impara a conoscere il re del bosco. Leggi di più su Sagritaly
  • Giaveno Città del Buon Pane – La festa che celebra l’arte bianca: i panificatori impastano, formano e sfornano sotto gli occhi dei visitatori biove, micche, grissini e biscotti. Ci sono laboratori per bambini, visite ai mulini storici, dimostrazioni di trebbiatura, trattori d’epoca, un mercato artigiano e musica per le vie del centro. Leggi di più su Sagritaly
  • Carnevale Giavenese – Un carnevale storico che ha superato le settanta edizioni, con la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati nel centro storico e il raduno della famiglia Bergè, le maschere di Giaveno. Tra bolle di sapone giganti, polentate, bugie calde e il rogo finale del carnevale, è una giornata pensata per le famiglie. Leggi di più su Sagritaly
  • Festival delle Luci – Durante le feste di fine anno piazze e monumenti si accendono di videomapping e installazioni luminose, animati da personaggi come il Mascherone Borbottone e l’albero parlante Frondo. Intorno, mercatini di Natale, mercato delle pulci e appuntamenti per bambini fino all’Epifania. Leggi di più su Sagritaly
  • Notte Bianca di Giaveno – Una serata d’estate in cui tutto il centro storico resta sveglio fino a tardi, tra bancarelle, stand enogastronomici, balli e tre palchi musicali che propongono generi diversi, con strade e piazze addobbate per l’occasione. Leggi di più su Sagritaly

A questi si aggiungono altri appuntamenti molto sentiti dai giavenesi:

  • Festa patronale di San Lorenzo Martire – In agosto il paese festeggia il suo patrono con celebrazioni religiose, spettacoli e le serate estive del centro, tra cinema all’aperto, teatro e musica.
  • Palio delle Borgate – Organizzato dalla Pro Loco all’inizio dell’estate, mette in sfida le borgate di Giaveno in una serie di giochi e prove a squadre, con centinaia di partecipanti e un tifo degno delle grandi occasioni.
  • Mercato dei funghi – Nella stagione giusta, le bancarelle dei boulajour in piazza sono uno spettacolo a sé: un rito che si ripete da quasi quattro secoli e che vale la visita anche fuori dai giorni di festa.

Giaveno è, insomma, molto più di una tappa lungo la strada per la Sacra di San Michele. È un paese con una propria, orgogliosa identità: montanaro e raffinato, legato ai suoi forni e ai suoi boschi, discreto ma capace di far festa come pochi. Vale la pena fermarsi, esplorare e lasciarsi sorprendere.

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La Redazione

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